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Archive for the ‘Silenzi’ Category

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E poi è buffo che quando decidi di RIscrivere in questo blog, succede che anche l’altra nonna se ne vada. E questa volta non aspetto nessun figlio, però. E’ strano perdere l’ultima radice. E’ come perdere la possibilità di sapere tutto quello che non è stato detto quando ce n’era di tempo. che se non è stato detto un motivo ci sarà. Io però ero una privilegiata che credo di aver avuto un po’ più di bene di quasi tutti gli altri. Un bene che ha autorizzato le mie lacrime copiose. Mi mancherai dietro quella finestra e in un sacco di altre cose.

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Cose che

In mezzo a questo dolore. In mezzo a questo dolore ci stanno un sacco di cose. I baci che non posso più dare. I sorrisi che nascevano guardandoti. Le strette al cuore quando già pensavo che te ne saresti andata ma ancora c’eri. In mezzo a questo dolore ci sono le cose che non ho imparato, quelle che non ho fatto e quelle che farò. Ricordandoti. La suppetta coi patati, la pizza, i bigoli coi fagioli, la crescia brusca. Il comandare facendosi amare, l’essere centro di una famiglia che ora dovrà non perdersi, dire sempre ogni cosa che mi verrà in mente. Le vite nuove, i futuri momenti di gioia, le domeniche a pranzo e Pasqua e Natale. Ci sarai sempre pur non essendoci più. Perchè è come se mi avessero portato via un pezzo di cuore, o come se, un pezzo del tuo, fosse rimasto con me. Mi manchi. Come sapevo mi saresti mancata. E ringrazio per ogni momento che ti ho dedicato, anche per ogni silenzio, anche per quelle ore in cui fredda, attendevi di essere tolta alla nostra vista. Ringrazio per essere stata lì ad accarazzerarti la fronte e pregare per questo nuovo viaggio. E non sarà questa l’ultima immagine che avrò di te. Ci sarà sempre il tuo sorriso beffardo, i tuoi capelli in disordine, le mani indaffarate e la camminata strana. Quanto vi voglio bene ci dicevi sempre. Ti amerò per sempre che questo lo so.

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Hanno ricoverato mia nonna. Quella che è uguale a me. Quando sta bene.

Oggi ho visto un’altalena per bambini. Di quelle di plastica. Da giardino. Colorata. E mi è tremata la pancia.

Ho un ritardo. Che non è un vero e proprio ritardo. E’ un ritardo dai miei soliti tempi. Ma è primavera. E’ successo altre volte.

Due persone nel giro di due giorni mi hanno detto di avermi sognata con una bambina.

Dicono che la morte porti la vita. O al contrario. Ma non cambia. E dicono che l’immaginazione fa brutti scherzi.

Al momento ho le lacrime bloccate sulle ciglia degli occhi. Non credo di essere pronta. Nè per la morte nè per la vita.

Ti voglio tanto bene amore mio.

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Venerdì santo

Oggi non servono parole.

Credo questa sia l’immagine simbolo di questa grande disgrazia.

Qualcuno è andato, qualcuno ha perso tutto. Qualcuno ha lottato perchè altri tornassero alla vita. Altri ancora si trovano senza passato e senza futuro che in un solo colpo, il terremoto, si è portato via i ricordi e i progetti.

A tutti quelli che ci hanno messo la vita.

Amen.

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Ciao Mafi

Mafi mi ha lasciato. E ho pianto lacrime vere. Che non ho versato per persone a cui volevo bene. E’ strano come decidiamo di reagire alle cose che ci accadono intorno.

Un cane lo ami incondizionatamente. Forse solo perchè non ti contraddice. Anche se magari non ti obbedisce.  Ma questo a me non è mai interessato. Ricordo invece i suoi starnuti quando le facevo le coccole, seduta sul muretto del giardino, quando arrivava il primo sole. E ricordo il suo sorriso su richiesta, a denti sguainati in bella mostra. E ricordo le volte che ha rischiato di farmi cadere che adorava starmi sempre in mezzo al passo. E le sue macchie perfette, i suoi occhi dolci, le orecchie fredde, le ferite, le unghie delle zampe anch’esse a macchie bianche e nere.

Mio babbo l’ha seppellita al sole. In cima ad una montagnola che vediamo da casa mia. L’ha coperta e seppellita. Pensando con dolore alle cacate che non dovrà raccogliere più.

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Cose da dire

Alfredo è morto investito. Aveva più di 90 anni e un cervello migliore del mio. Lo conoscevo poco rispetto al tempo. Lo conoscevo abbastanza rispetto all’empatia. Per un motivo assolutamente a me sconosciuto adorava parlare con me. Raccontarsi. Forse perchè io lo ascoltavo. Forse perchè gli ricordavo i luoghi della sua infanzia. Forse perchè il bene che ho imparato a volere a mia nonna si riversa in ogni persona anziana che incontro. So che se non mi vedeva da un po’ si preoccupava. Si preoccupava del mio cuore e del suo, che forse si erano bisticciati. Mi piaceva guardarlo centellinare il cibo per poi mangiarne forse più di tutti noi. E le sue risposte sempre lucide e giuste. Solo una macchina avrebbe potuto portarlo via così presto. E così è stato. Ci mancherà. Ciao Alfredo.

Sto sentendo il nuovo cd di Giusy. Non ho ancora ascoltato le parole. Mi sono limitata alla voce, alle tonalità, alla musica, ai gorgheggi. Non ho idea se questa è davvero la musica che lei vuole fare. Ho la sensazione che sia solo il modo per arrivare su e poi decidere da sola. A me sembra piacere ma resto volutamente distante, tanto per non affezionarmi troppo e poi esserne delusa, nel caso decida di mostrarsi per una vera lei che magari non mi garba. Un  po’ come fece Giorgia.

Il capitolo nido d’amore mi sembra chiuso e archiviato. C’è gente che ci sta lavorando al posto nostro. E mi sembra quasi assurdo che qualcuno si entusiasmi per questo progetto al posto mio. Sarà quest’aria di crisi, sarà la continua incertezza sulla cosa più giusta da fare, sarà il fatto che ormai tutti pensano a lucrare sui bisogni altrui ma a me viene quasi da vomitare. Dalla fine di febbraio saremo definitivamente in mezzo alla strada. Speriamo sia una primavera calda.

P.S. Ho finalmente finito Giro di vento. Pap’ che fatica! Pollice verso. Finale compreso.

 

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Time

Vorrei che fosse inverno. Quello vero. E vorrei che fosse già sera. h.19:00. Essere in una casa mia. Con le foto alle pareti. I giornali in giro. I vestiti appoggiati su una sedia in camera. E una luce bassa accesa in un angolo. Indossare calze pesanti e un vestitino di maglia di lana. Avere capelli puliti fermati con un cerchietto di raso nero. Stare alla finestra e guardare le luci arancioni dei lampioni. Una musica così in sottofondo. E non aver voglia di fare nulla. Tranne ricevere il suo abbraccio. E un bacio sulla testa.

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