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Archive for the ‘Mimosa’ Category

Wonderful life

  • Ho bisogno di leggere parole d’amore vere, vissute, possibili che le mie non riesco a scriverle che sono troppo distratta da tutto il resto e allora si concentrano tutte in un unico abbraccio al mio ritorno a casa la sera con i suoi occhi che brillano di felicità e il mio naso allargato per aspirare ogni emozione (senza virgole apposta)
  • Ho un ritardo che non è un vero e proprio ritardo, ancora. E in questo momento non ce la posso proprio fare. TiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPrego
  • Tutto va maledettamente a rilento ed io invece ho bisogno di materializzare
  • In una prossima vita voglio rinascere dove c’è sempre il sole, dove la gente sorride sempre, in salute e ricchezza e amore (meglio essere precisi che non si sa mai)
  • A parte questo, sono e sarò felice.

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Mimosa cuor di leone

Credo di essere coraggiosa. Cerco sempre di chiamare le cose con il loro nome. Questo vuol dire essere coraggiosa. E poi mi prendo le responsabilità che però se non lo dicessi, sembrerebbero meno pesanti. E proprio per questo vuol dire che sono coraggiosa. Cioè, non mi viene naturale. Occorre che mi sforzi di credere di essere forte. E comunque ci vuole coraggio anche per buttarsi nelle cose belle. che io c’ho sempre paura che mi possa scoppiare il cuore. E allora arrivo fino ad un certo punto e poi trattengo il fiato. E in quel momento potrei pure morire, che non c’ho troppa resistenza in apnea. Ecco, stasera avrò bisogno di un po’ di coraggio. Stasera inizio a crescere. Che poi non vuol mica dire che non sono più una bambina, che diventerò triste perchè non saprò più divertirmi con poco, che sarò intrattabile perchè avrò sempre troppe cose da fare e cose così. Io voglio essere felice in questa vita. Basta che me lo ricordi.

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E' come sapere di essere nate per qualcosa

Incipit: ieri sera cineforum da fimmine a casa mia.

Film: 27 volte in bianco.

Partecipanti: 3 single ed una accoppiata.

Ritardo cronico: quaranta minuti.

Pettegolezzi: pochi.

Confidenze: abbastanza.

Gelato: assente.

Conclusione: le serate da fimmine sono belle assaje. Ma la mia testa c’ha qualche problema di collegamento.

 

Quest’estate mi sono fatta quattro matrimoni. Ho respirato amore da ogni poro, capello, ciglia e pelo superfluo. Ho comprato vestiti, organizzato scherzi, montato video e pianto, anche. Sono diventata una specie di pappamollasentimentale. Scelgo canti nuziali, invento scherzi, prenoto fuochi d’artificio e scelgo bomboniere. Per inciso, non c’è nessuna data, nessuna scadenza, nessun progetto a breve termine. Sono solo pazza. Comunque, le bomboniere sono il mio cruccio. Le odio. E forse non mi piace troppo nemmeno l’idea della beneficenza. Ognuno dovrebbe farne secondo coscienza, credo. Tipo, non so quanto sarebbe divertente, se un invitato arrivasse e donasse agli sposi una busta con l’attestazione di versamento ad una qualsiasi onlus, missione, associazione no-profit, chiesa. Indi per cui il ragionamento al rovescio dovrebbe funzionare alla stessa maniera, pressappoco, suppongo. Comunque ho pensato che sarebbe bello un biglietto. O un libricino fatto di foto e parole. E c’è pure tutto un ragionamento a tal proposito. Che corrisponde a tutto quello che prima o poi dirò. In un qualche modo. Che sono pazza l’ho già detto.

Le cose belle ti si appiccicano addosso. Una volta accadute si trasformano e diventano pelle, ossa, pieghe, ciglia e luci negli occhi. Quelle brutte invece rimangono dentro. In un posto che, a prima vista, sembra nascosto. Ecco, poi succede che tu, con tutta la tua pelle, ossa, pieghe, ciglia, luci e dentro, incontri l’altro. E succede anche che lui riesce ad amarti. Con tutta quella roba insieme. Ed ovviamente ti ama per le cose belle che sei riuscita a trattenere. E per quelle brutte che invece hai saputo lasciar andare. E’ per questo che l’amore è il merito di certe persone speciali che si ha la fortuna di incontrare. L’amore è il dono di quelli che non ci hanno detto che Babbo Natale non esisteva, di quelli del pranzo della domenica, di quelli che hanno saputo dirci No e SI e POI VEDIAMO.  Il nostro amore ha il sapore delle confidenze nelle auto di notte, dei teli stesi sulle spiagge del mondo, delle canzoni cantate a squarciagola, delle gite in motorino, delle preghiere, dei silenzi e degli abbracci che abbiamo ricevuto nella nostra altra parte di vita.

 

Insomma, una roba così. E già mi sento più felice.

P.S. che sono pazza l’ho già detto vero?

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Alla fine.

Gli ultimi accertamenti hanno confermato quello che già sapevamo. Nessua lieta notizia. E questa volta è stato un po’ più facile. Se si può dire. Il fatto è che, una settimana come quella passata, si smaltisce difficilmente. E’ diverso anche far l’amore, se riesci a trovare la forza  di uscire da quell’abbraccio e andare oltre. Il suo calore e il silenzio, in cui perfette coesistono le nostre parole, sembrano le uniche dimensioni vivibili al momento. Fino a che tutto si riassorbe. Lentamente. E dolcemente, anche.

In questo periodo sono la ME che non si piace. Incerta, dubbiosa, insicura, totalitaria. Ieri un’amica mi ha chiesto se avevo deciso qualcosa riguardo la casa. Le ho risposto che quello che mi immaginavo come una cosa bella, si stava rivelando l’incubo che mi teneva sveglia la notte. Lei mi ha guardata sorridendo. Io in imbarazzo ho risposto che faceva niente, che forse non siamo ancora abbastanza pronti. E lei, coraggiosa come io so, mi ha detto Devi solo fare il salto. E tu ce la puoi fare. Solo saltare. E quello che per gli altri mi era sembrato del tutto naturale, mi è apparso in maniera nuova. Che ne so io di quello che hanno vissuto quelli che ci sono passati prima di me? Anche quando tutto, da fuori, sembrava naturale. Allora ci sono momenti, quando tutti questi progetti ci mandano in crisi (un giorno si e l’altro pure) in cui, a sprazzi, torno l’altra Me, quella che sa bene che ciò che conta, è quello che c’è dentro la casa. E non importa il luogo, e non importa lo spazio. Niente se non la voglia di volerci stare dentro insieme. Che allora una villa avrebbe lo stesso* valore delle due braccia che mi accolgono quando torno a casa la sera.

 

*veramente le due braccia valgono sempre di più (se non fosse per la banca)

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Senza titolo.

Che titolo puoi dare ad una frase così Ho un ritardo. E’ che io non ho mai avuto ritardi. Anticipi si. Anticipi di anticipi, anche. E adesso è un ritardo, che seppure irrilevante, non è un anticipo. E nemmeno anticipo di anticipo. E sto cercando di pensare ad altro. E sto cercando di mantenere l’incertezza che a volte è forse meglio. E mi scopro ad osservarmi da fuori. Che questo non è il modo in cui mi sarei mai aspettata di reagire. Che questa sarebbe una cosa bella porcapaletta. E invece ho solo voglia di piangere. Anche se lui è felice. Anche se lui pensava che io fossi la ragazzina della sua vita già da prima. E’ che io ho la mente un po’ contorta. E non da adesso. Mi contorgo già molto prima che le cose accadano. Così, giusto per non farmi mancare niente. E comunque, per quanto uno se lo immagina, per quanto uno crede di poter capire, per quanto sia una cosa che infondo desideri da sempre, resta qualcosa di assolutamente inimmaginabile.

E adesso mi ritrovo con una scatola di cartone e un palloncino sotto la maglietta, in attesa di decidere se gonfiarlo o meno. Decisamente mi aspetta una bella settimana.

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E insomma gli addii mettono sempre un po’ di tristezza però alla fine è stato un buon anno, iniziato con la mancanza e il peso di un dolore che resterà un po’ per sempre e che amo. E poi è stato un amore che cresce, il viaggio che volevo fare da sempre, i progetti per gli anni che verranno e la certezza che invece certe cose non cambiano mai, per fortuna.

Quindi addio 31, senza troppa malinconia che il mio cuore non ha età. 

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A dire il vero…

…non è che ho molto da dire, tranne il fatto che lassù qualcuno mi vuole bene visto che, dall’ultima volta, oggi finalmente c’è il sole! E insomma non ho nulla da dire anche se in realtà sono galvanizzata: quelli che hanno letto le attuali pagine del mio sempre futuro libro mi hanno detto ” E adesso? Dai che voglio sapere dove va adesso la storia. Muoviti. Scrivi!” Il problema è che ancora non l’ho deciso dove va questa storia. O forse l’ho deciso ma è complicato parlarne con magia. Una volta qualcuno mi ha scritto “Sto leggendo un libro. Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi. (Ecco perchè mi risultava familiare!!!) I dialoghi, le sensazioni, le impressioni del libro, sono espresse con una pacatezza, una serenità, una tranquillità, che sembra l’autore abbia scritto in punta di piedi, per non disturbare. Spesso leggendo i tuoi post, provo le stesse sensazioni. Ciao. ” Raccontare in questo modo è più difficile, perché io quella magia, non ce l’ho sempre dentro. Magari oggi ci provo.

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