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Archive for novembre 2008

Sarò un sorriso sulla bocca tua.

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Cose da dire

Alfredo è morto investito. Aveva più di 90 anni e un cervello migliore del mio. Lo conoscevo poco rispetto al tempo. Lo conoscevo abbastanza rispetto all’empatia. Per un motivo assolutamente a me sconosciuto adorava parlare con me. Raccontarsi. Forse perchè io lo ascoltavo. Forse perchè gli ricordavo i luoghi della sua infanzia. Forse perchè il bene che ho imparato a volere a mia nonna si riversa in ogni persona anziana che incontro. So che se non mi vedeva da un po’ si preoccupava. Si preoccupava del mio cuore e del suo, che forse si erano bisticciati. Mi piaceva guardarlo centellinare il cibo per poi mangiarne forse più di tutti noi. E le sue risposte sempre lucide e giuste. Solo una macchina avrebbe potuto portarlo via così presto. E così è stato. Ci mancherà. Ciao Alfredo.

Sto sentendo il nuovo cd di Giusy. Non ho ancora ascoltato le parole. Mi sono limitata alla voce, alle tonalità, alla musica, ai gorgheggi. Non ho idea se questa è davvero la musica che lei vuole fare. Ho la sensazione che sia solo il modo per arrivare su e poi decidere da sola. A me sembra piacere ma resto volutamente distante, tanto per non affezionarmi troppo e poi esserne delusa, nel caso decida di mostrarsi per una vera lei che magari non mi garba. Un  po’ come fece Giorgia.

Il capitolo nido d’amore mi sembra chiuso e archiviato. C’è gente che ci sta lavorando al posto nostro. E mi sembra quasi assurdo che qualcuno si entusiasmi per questo progetto al posto mio. Sarà quest’aria di crisi, sarà la continua incertezza sulla cosa più giusta da fare, sarà il fatto che ormai tutti pensano a lucrare sui bisogni altrui ma a me viene quasi da vomitare. Dalla fine di febbraio saremo definitivamente in mezzo alla strada. Speriamo sia una primavera calda.

P.S. Ho finalmente finito Giro di vento. Pap’ che fatica! Pollice verso. Finale compreso.

 

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UFF

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Cose inutili così

Era come se avvertisse un senso di estraneità a tutto ciò che la circondava. Non esisteva posto in cui si sentisse realmente a casa, se non tra le pareti della sua. Una sorta di allergia al pre che nella maggior parte dei casi scompariva una volta che veniva risucchiata dagli eventi. Era il pensiero di doversi calare in una qualsiasi situazione o forse quella percentuale di incognita che anticipa qualsiasi evento o forse ancora la consapevolezza di vedere in primis nero così magari da non restare poi delusa o anche tutte e tre le cose insieme. E’ che a vederla poi, completamente dentro le situazioni, nessuno aveva mai pensato a quella montagna di pensieri, per la maggior parte inutili, con cui lei si arrovellava la mente e quindi, nessuno usava verso di lei quelle attenzioni particolari che si riserverebbero invece normalmente ad un paranoico riconosciuto. D’altronde lei, si guardava bene dal farle notare certe cose, o lasciava perlomeno passare un lasso di tempo abbastanza esteso, così che si potessero verificare tutti quegli eventi diretti a smentirla. E quasi sempre succedeva. Poteva essere questa una specie di schizofrenia? O era, forse, solo un’eccessiva dose di permalosità diretta all’autoinflizione di una tollerabile dose di dolore? In ogni caso, qualunque fossero state le cause di questo suo infantile comportamento, le conseguenze si manifestavano puntualmente e  inutilmente avvilenti.

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Nome

Adoro quando abbrevia il mio nome. E’ qualcosa di mio che diventa suo. Qualcosa di personale. E non ne abusa. Lo fa con dolcezza. Tanto che ogni volta trasalisco. E mi incanto quel secondo e più che serve per permettere al mio sorriso di nascere, in qualche posto dentro se non proprio sulle labbra.

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