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Archive for settembre 2008

E poi è arrivato. Quando proprio non ci pensavo. E lo so che questa è cosa risaputa, tant’è, così è andata. A dire il vero è arrivato quando un discorso pressochè serio, mi aveva fatto desistere dal mantenere viva alcuna speranza. Tanto da indurmi a stilare la lunga lista di frasi, gesti, atteggiamenti, progetti, attenzioni che, seppure in maniera diversa, avevano lo stesso significato. Di quelle due parole. E andava bene anche così. Insomma, sono arrivate, inaspettate, alle 2.30 di sabato notte. E poco importa se avevano il sapore di mojito. E caffè, anche. E non fa nulla nemmeno se il giorno dopo si è fatto finta di non ricordare, che per quello ci sono io, che non dimentico niente di quelle cose stupide, scontate, banali, semplici, dovute, secondo l’altra gente. E come previsto non ho risposto anch’io. E nemmeno grazie. Ma non sono nemmeno restata in silenzio. Piuttosto come una bambina il giorno di Natale, se si può capire. E ho compreso che dichiarare i propri desideri è cosa buona e giusta se non si pretende un tempo entro il quale quelli si debbano realizzare. Che ognuno ha i suoi, di tempi. E di desideri da realizzare, anche. E un condizionale ci sta sempre bene, che nessuno è tenuto a farti da genio. Tranne che se non voglia farti un regalo. E in quel caso allora non sarebbe più un genio ma solo qualcuno che ti vuole bene tanto, tanto, tanto. O qualcuno che quando ti abbraccia, ti stringe come se dovessi scomparire. O, ancora, qualcuno che, per stare con te, andrebbe in capo al mondo, o anche solo a 12 km da casa, ma questo è solo un dettaglio. O, infine, qualcuno che ha come suo unico desiderio quello di vedere nascere il tuo sorriso. In sottofondo c’era per caso questa canzone*. E anche una volta sola basta.

 

* Non c’è più audio – Mina
Corriamo un pò, le mani son sudate
e scivola il volante, non parli più
le luci in fila illuminano il tuo profilo stanco
le mani sono immobili, i pensieri simili
non so se andranno via.
Le gallerie, i fumi densi, i buchi neri
e i tuoi discorsi strani, che hai fatto tu,
ma che silenzio, non sento il motore
e neanche più l’amore
son certa che è andato giù
a rompersi tra le ruote dell’autostrada.
Non c’è, non c’è più,
non c’è più vitalità qui tra noi due
non c’è più audio, non c’è nessun programma
su tutte le frequenze in onda su di noi.
Non c’è, non c’è più sole sulle parole afone e pallide,
sei stato l’ultimo a dire io ti amo
una volta
purtroppo
, una volta sola.
Nell’autogrill ci gira il vento intorno
urlando consonanti, ma che cos’ho
e tempo da matti c’è se già
il sole sta nascendo lì fermo all’orizzonte che
guarda lontano e non ha paura.
Non c’è, non c’è più,
non c’è più vitalità qui tra noi due
non c’è più audio, non c’è nessun programma
su tutte le frequenze in onda su di noi.
Non c’è, non c’è più sole sulle parole afone e pallide,
sei stato l’ultimo a dire io ti amo
una volta purtroppo, una volta sola.
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Salto

Cioè, c’ho di nuovo l’herpes! Che a dire il vero era un po’ che non veniva, però fa lo stesso. E LUI ha detto che ‘sta volta ci stava tutto, se davvero deriva dallo stress. E allora penso che alla fine non è poi così importante. Comunque, appurato che non sono incinta e che nonostante questo il ciclo non è ancora arrivato e ho ogni tanto delle fitte sottolapanciasopral’inguine, credo sia il caso di andare un po’ più a fondo. Nel mentre (che è bruttissimo ma mi fa ridere proprio per questo) ho pure deciso di rimettermi a dieta. Quella seria, of course. E sono tre giorni e mezzo che non tocco quasi il pane e Dio quanto mi manca! Ho bisogno di fare le cose drasticamente, non so impegnarmi per le mezze soluzioni. Se decido, decido. Prima che iniziassi a scrivere questo post, ho in realtà avuto un pensiero funesto: sarà mica un anticipo di menopausa :-O ??? E lo so che sono troppo giovane ma insomma se a tutte le cose c’è una spiegazione, questa potrebbe essere una delle tante a questo problema. Per la pazzia non c’è rimedio però. Quasi, quasi (e sempre per la gioia di LUI) creo la situazione e glielo chiedo Nonèchevogliamofareilcorsoprematrimoniale? così, tutto d’un fiato. Per vederlo strabuzzare gli occhi, ingoiare il niente, trovare cose che non mi irritino da dire ecc ecc. Che io lo so che salterebbe direttamente al finale, ossia a me e lui dentro la nostra casina per sempre, ma senza il contorno non sarebbi io. E lui ha detto che è me che vuole. Più o meno. E comunque so già come andrà a finire. LUI penserà che io stia scherzando, io proverò pena per il suo imbarazzo, poi tirerò un sospiro per averla scampata un’altra volta. E ricominceremo daccapo.

H.C.B.

H.C.B.

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Alla fine.

Gli ultimi accertamenti hanno confermato quello che già sapevamo. Nessua lieta notizia. E questa volta è stato un po’ più facile. Se si può dire. Il fatto è che, una settimana come quella passata, si smaltisce difficilmente. E’ diverso anche far l’amore, se riesci a trovare la forza  di uscire da quell’abbraccio e andare oltre. Il suo calore e il silenzio, in cui perfette coesistono le nostre parole, sembrano le uniche dimensioni vivibili al momento. Fino a che tutto si riassorbe. Lentamente. E dolcemente, anche.

In questo periodo sono la ME che non si piace. Incerta, dubbiosa, insicura, totalitaria. Ieri un’amica mi ha chiesto se avevo deciso qualcosa riguardo la casa. Le ho risposto che quello che mi immaginavo come una cosa bella, si stava rivelando l’incubo che mi teneva sveglia la notte. Lei mi ha guardata sorridendo. Io in imbarazzo ho risposto che faceva niente, che forse non siamo ancora abbastanza pronti. E lei, coraggiosa come io so, mi ha detto Devi solo fare il salto. E tu ce la puoi fare. Solo saltare. E quello che per gli altri mi era sembrato del tutto naturale, mi è apparso in maniera nuova. Che ne so io di quello che hanno vissuto quelli che ci sono passati prima di me? Anche quando tutto, da fuori, sembrava naturale. Allora ci sono momenti, quando tutti questi progetti ci mandano in crisi (un giorno si e l’altro pure) in cui, a sprazzi, torno l’altra Me, quella che sa bene che ciò che conta, è quello che c’è dentro la casa. E non importa il luogo, e non importa lo spazio. Niente se non la voglia di volerci stare dentro insieme. Che allora una villa avrebbe lo stesso* valore delle due braccia che mi accolgono quando torno a casa la sera.

 

*veramente le due braccia valgono sempre di più (se non fosse per la banca)

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“Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima  che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L’anziano signore mi rispose che doveva  andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi ‘E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei’? L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo:”Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei”. Dovetti trattenere le lacrime… Avevo la pelle d’oca e pensai: ‘Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita”. Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l’accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará. Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno. Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l’ho appena fatto. La vita  non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare  nella pioggia. Sii piú gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.” 

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Alla fine il test lo abbiamo fatto. Con il batticuore sono entrata in farmacia e ho chiesto, comprato e salutato. Poi siamo andati a far la spesa. Tanto per allentare un po’ la tensione. E ho messo nel cestino il bicabornato, che si sa, le verdure e la frutta, in certi casi, vanno lavate bene. Tornati a casa abbiamo messo tutto a posto, lasciando  sul tavolo il test, il pesce e il bicarbonato. La certezza della positività ci ha spinto anche ad immortalare il momento. Tanto per fingere che non avevamo paura. Poi l’esecuzione. Avrò fatto bene? Aspettiamo dentro o usciamo? Dove lo appoggio? Ok andiamo fuori. E chiudere velocemente la porta. Preparare una musica che avremmo ricordato per sempre. Stenderci sul letto tenendoci per mano. Io che dico Se dopo piango, non ti preoccupare, non sarà perchè sono triste. E le lacrime che invece già iniziavano a scendere. Abbiamo aspettato cinque minuti invece dei tre consigliati. Lui è entrato per primo. Ha guardato la mensolina e poi me. Probabilmente non è in corso una gravidanza. Chiara la linea rossa sul cerchietto. Vuota la casella del quadratino. E non so se ormai era quello che volevo. O forse non c’è una cosa che volessi veramente e in questo caso, allora, meglio così. Ma un po’ mi dispiace. Mi dispiace per lui, che era spaventato e felice, che ad ogni carezza strappava un’altra lacrima. E sarà stata forse la tensione accumulata negli ultimi giorni, ma le mie parole si sono barricate dietro il nodo in gola e nemmeno i miei occhi allagati hanno permesso loro di trovare via di fuga. Io e il mio silenzio. Io, il mio silenzio e le sue carezze. Fino a che il sonno mi ha dato tregua.

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Stasera faremo il test. E magari vado a casa che sono semplicemente io e ne esco mamma. Che solo a pensarlo mi mette paura. E’ che succedono cose così nella vita, che ti fanno crescere anche quando tu non credi di essere pronto. E magari invece era solo un po’ di coraggio quello che ti mancava. E io lo so che nella mia vita niente è successo a caso o peggio ancora per errore. Accadono solo cose da capire. E non è la stessa cosa.

Io sarò felice.

Comunque vada.

A parte questo, ieri sera ho visto Elisa.

Mechanical Dream - Elisa

Mechanical Dream - Elisa

 

Per fare questa foto ho dovuto litigare con lo staff. A dire il vero ho fatto la “gnorri” ma sono stata ripagata con la qualità della foto. Pazienza. Mi è piaciuto. Mi sono emozionata. Lei parla poco ma canta benissimo. Le coreografie, il palco, i costumi, gli abiti rendono molto. Due ore di pausa pensieri. Non è male. Su questa ho pianto, per tutta una serie di motivi che potete anche immaginare.

 

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Senza titolo.

Che titolo puoi dare ad una frase così Ho un ritardo. E’ che io non ho mai avuto ritardi. Anticipi si. Anticipi di anticipi, anche. E adesso è un ritardo, che seppure irrilevante, non è un anticipo. E nemmeno anticipo di anticipo. E sto cercando di pensare ad altro. E sto cercando di mantenere l’incertezza che a volte è forse meglio. E mi scopro ad osservarmi da fuori. Che questo non è il modo in cui mi sarei mai aspettata di reagire. Che questa sarebbe una cosa bella porcapaletta. E invece ho solo voglia di piangere. Anche se lui è felice. Anche se lui pensava che io fossi la ragazzina della sua vita già da prima. E’ che io ho la mente un po’ contorta. E non da adesso. Mi contorgo già molto prima che le cose accadano. Così, giusto per non farmi mancare niente. E comunque, per quanto uno se lo immagina, per quanto uno crede di poter capire, per quanto sia una cosa che infondo desideri da sempre, resta qualcosa di assolutamente inimmaginabile.

E adesso mi ritrovo con una scatola di cartone e un palloncino sotto la maglietta, in attesa di decidere se gonfiarlo o meno. Decisamente mi aspetta una bella settimana.

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