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Archive for febbraio 2008

Tredici anni fa era la vigilia di carnevale. Tredici anni fa io ero (s)vestita da ragazza pon pon e mi accingevo, nell’ordine, a fare la mia prima sbornia, a ballare il mio primo lento e a dare (ahimè tardissimo) il mio primo bacio, al sapore di non mi ricordo che. E lo so che detto così non sembra un granchè ma all’epoca, quella serata, mi rovinò più o meno sei anni di vita, esame di maturità compreso. Insomma quella sera di tredici anni fa ho creduto di innamorarmi, dando il via a tutta una serie di stiamo insieme quando ci vediamo – sei importante ma intanto esco pure con un’altra – bevi qualcosa? – ti accompagno a casa quando tutti vanno a letto? – che hai fatto in tutti questi mesi in cui non mi sono fatto vivo? – perchè non mi hai telefonato? – vieni al mio matrimonio? -. Il tutto corredato da una lunga serie di SI. Ovviamente tutte queste frasi non è che sono state effettivamente pronunciate. Spesso erano solo lasciate intendere. In ogni caso con il 27 e un’altro numero vinsi £. 72.000 al lotto. E non lo so perchè oggi mi è tornato in mente. Ormai riesco a guardare indietro pensando che sono stata davvero fortunata a scampare da qualsiasi cosa diversa sarebbe potuta essere. Forse è solo per quel po’ di tenerezza che ho imparato a provare nei miei confronti, per quei sogni mal riposti. O forse perchè l’amore, che ho sperperato invano tredici anni fa, ha avuto compassione e sta cercando di insegnarmi adesso quel che non ha potuto allora. Per certe cose bisogna essere in due.

P.S. In sottofondo al primo bacio c’era questa canzone, che questo me lo ricordo (non mi piaceva per niente, eppure l’ho cantata)

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Caramel

A Beirut esistono i centri di bellezza.

A Beirut alcune ragazze perdono la verginità prima del matrimonio (facendosela poi ricostruire prima del fatidico giorno).

A Beirut le ragazze si innamorano anche di uomini sposati.

A Beirut le ragazze soffrono per amore.

A Beirut certe ragazze si sentono attratte da altre ragazze.

A Beirut un soldato ti porta in carcere solo perché ti sei rifiutato di scendere dalla macchina in cui stavi parlando con la tua ragazza.

A Beirut si sceglie anche di non aver tempo per l’amore.

A Beirut si va sul Syncro guardando le modelle in televisione.

A Beirut si taglia la torta quando ci si sposa. E poi si canta, si balla e ci si innamora ancora.

A Beirut il matrimonio è come il melone, devi aprirlo per sapere se è buono.

E il pensiero che l’amore succeda nonostante tutto il resto, scalda un po’ il cuore. Per tutte quelle donne e quegli uomini, che nonostante tutto, decidono di crederci ancora.

Caramel

Un film di Nadine Labaki. Con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad. Genere Commedia, colore 96 minuti. – Produzione Francia, Libano 2007. – Distribuzione Lady Film

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Oggi c’è un po’ meno sole e il mio sorriso ne risente. O forse è una piccola ruga sulle labbra che è nata ieri sera, dopo una dolce buonanotte che mi aveva scaldato il cuore.  Hai la parte migliore di me. Hai il mio bene. E sentire dire che il bene a volte non basta da chi, quel bene, alla fine non avrebbe nessun diritto di pretenderlo, mi rattrista. E vorrei urlarglielo in faccia che non saranno stupidi giochini al cellulare a salvarlo. Se solo potesse sentirmi. E non sarò nemmeno io quella che lo tirerà fuori dalla buca che si sta scavando che lui in quella buca ci vuol restare. Non so darti più questo. Mi spiace. E ricominciare tutto come prima. Con una ruga in più sulle labbra.

Foto Henry Cartier Bresson

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Ieri sera ero nello spogliatoio della palestra. Io da sola appena uscita dalla doccia, tre amiche in procinto di. E siccome qualcuna era già sotto, loro ovviamente urlavano. Non è che io volessi origliare. L’argomento era San Valentino, tra chi si lamentava di non avere uno straccio di uomo da cui farsi portare a cena, o uno straccio di spasimante da cui farsi regalare fiori, cioccolatini o qualsiasi altro cazzo di cosa sarebbe andata bene e tra chi guardando le slip che aveva messo in borsa esclamava “ho sbagliato serata!”.

Beh, io quell’uomo ce l’ho ma non andremo a cena, non riceverò fiori, nè cioccolatini, nè altro cazzo di cosa. Perché noi ci amiamo tutto l’anno, dice. Oddio, non è che ha detto proprio “amiamo”, però quello voleva dire. E io non volevo andare a cena e non volevo nemmeno fiori o cioccolatini, magari un bel film romantico abbracciati a letto. E poi le coccole. E invece tra ospedali, allenamenti, spesa e malati casalinghi, probabilmente nemmeno ci vedremo. It’s a perfect day!

In questo periodo l’ammore per me è una maratona ad ostacoli, che la invento io adesso, lo so che non esiste. E in questa maratona inventata ci vuole almeno una pausa al giorno, di almeno dieci minuti, per riprendere fiato da tutto quello che rotola intorno.

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Puntoacapo

A volte ho la sensazione che il tempo non passi. Anzi che passi per poi riportarti esattamente al punto di partenza. Solo un anno più vecchia. Anzi che passi per poi riportarti, con tutti i dolori vissuti, esattamente al punto di partenza. Un anno più vecchia e con troppo poco male sopportato evidentemente. Che quello che è stato non era abbastanza. E allora ricominciamo a correre, in quell’odore che ormai mi dà la nausea e che altre volte mi fa quasi sentire a casa. Si perché se inizi a trovare familiari e accoglienti anche quelle scale, la cosa si fa preoccupante. E se tu riconosci, a distanza di un anno, le giacche blu e soprattutto se loro riconoscono te, la cosa ha quasi del tragicomico. E se in mezzo a tutto questo ci metti anche la sindrome mestruale per cui ad un semplice “Buh” corrispondono rigagnoli giù dagli occhi, allora è fatta. E non so quante persone in questi giorni mi hanno chiesto come sto. Come per caso. E’ che dire che ho conosciuto giorni migliori o chiedere la domanda di riserva, non mi piace poi troppo. Di solito preferisco mentire. Oppure sorridere e restare in silenzio, che un sorriso è il modo migliore per deviare. E io devio andando dritta, se si può capire. Le maniche le ho già portate ai gomiti. Uff.

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Mi piacciono i film d’amore. Per quanto mi finga intellettuale, mi piacciono i film d’amore. O i così da me detti “film da femmine”. Immagino per avere qualcosa da rimproverare al mio uomo. Per tutte le volte che non si è preso interi pomeriggi liberi al lavoro per venirmi a sequestrare, caricandomi sulle braccia, dal mio ufficio (Ufficiale e gentiluomo). O per tutte le altre volte in cui non mi ha portata ad un cinema all’aperto con annesso plaid (The wedding planner). O anche per quando non ha sfidato scale di emergenza per venirmi a salvare (Pretty woman), anche se noi le scale di emergenza non le abbiamo. O pure per tutte quelle volte che nell’ordine non mi ha scritto lettere da affidare al mare (Le parole che non ti ho detto) ma per fortuna non sono ancora morta; non mi ha salutato la mattina urlando “buongiorno principessa” (La vita è bella); andava a giocare a calcio invece di collezionare fotografie di sconosciuti gettate dalle macchinette automatiche, per poi farsi lasciare messaggi in codice da una psicopatica come me (Il favoloso mondo di Amelie).
Poi ci sono altre scene, che non ho ancora visto in nessun film. Eh si, sono una romantica.
La mia top ten dei film da femmine in ordine sparso (e assolutamente disintellettuale):
1.La vita è bella (che non è proprio da femmine)
2.Il favoloso mondo di Amélie
3.Qualcosa di dolce
4.Le ragazze del Coyote Ugly
5.Love story
6.Armageddon
7.Pretty Woman
8.Scelta d’amore
9.Ghost
10.Piccole donne (in ogni versione)
Poi magari un giorno farò anche l’intellettuale..

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