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Archive for ottobre 2007

Oggi

pullman.jpg  

  

Occorre crederci in un sogno.

Io sono solo brava a trovar scuse.

Lo so già ma tu non dirmelo.
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Protetto: In mezzo

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Qualcuno si dimentica

 

Perturbazione – Qualcuno Si Dimentica

Artist: Perturbazione
Album: Pianissimo Fortissimo
Year: 2007
Title: Qualcuno Si Dimentica

Qualcuno si dimentica,
oppure teme di esser dimenticato
Così una storia scivola
accartocciando sempre un nuovo passato
E vorrei farne parte anch’io
ma non ricordo dove sono arrivato
Ma soprattutto se era mia
o sono solo un meccanismo inceppato
Nelle vetrine c’è una luce ammaliante che accende ancora qualche parte di me
Perchè nel buio il mio respiro è impaziente
Perchè mi manca sempre un pezzo per essere felice.
Felice
Vorrei scoprirti identica
a quel ritaglio su un giornale stampato
con un sorriso cronico
che non si spenga ad ogni filo di fiato
E tu la pensi proprio come me
ma ti disegni su un diverso tracciato;
per me sei ancora una fotografia
Perchè mi manca sempre un pezzo per essere felice.
Felice
Noi siamo solamente in due
e ci troviamo soli in mezzo a un miliardo
E basta una domenica di sole per non pensare a quanto siamo in ritardo
E’ una manciata di giornate di festa
che fanno quello che speriamo di noi
E all’improvviso in mezzo al mio mal di testa,
ho ritrovato il desiderio di essere felice.
Felice

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22

Infiniti giorni sereni. A te e me.

Anche se a volte la paura mi stringe il cuore.

Fino a non farmi respirare. 

Infiniti giorni silenziosi. Anche.

Questa storia è iniziata circa quindici anni fa. Con lui che stava con un’altra e lei, ancora bambina, che pensava avrebbe voluto uno come lui, prima o poi. E alla fine l’altra non c’è più e ci sono invece loro, un po’ cresciuti a dire il vero. Un po’ cambiati, anche. E se ci pensi è una cosa da toglierti il fiato. E’ una cosa come di desideri che si avverano, di stelle cadenti che hanno un senso, di preghiere esaudite. E’ qualcosa che sa di miracolo. E lei non sa nemmeno se se lo merita, un miracolo. E’ che sapere di avere tra le mani quello che hai sempre voluto, fa paura, se siete come lei. Perché per credere di aver meritato un miracolo, bisognerebbe sentirsi un po’ speciali.

Sei tutto il buono che vorrei essere.

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Thinking…

A volte due mesi sembrano una vita. Quella che se ne è andata. E nonostante tutto quello che è successo intorno, il mio mi manchi è rimasto certezza. In attesa di incontrarti in un giro di vento o in un silenzio.

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Jack

sunsetcavalleria.jpg

E comunque non è che Violet si innamorasse a caso. Tanto per. Si era innamorata pochissime volte. Per lo più senza essere ricambiata. Per lo più facendo finta di niente. E’ che Violet si innamorava delle storie più delle persone.Jack le raccontava storie. E pur essendo evidenti tutti i motivi per cui lei non avrebbe dovuto innamorarsi di lui, non ci fu niente da fare. Violet si innamorò delle sue storie. Delle storie di Jack. Si innamorò di un viaggio in Sudafrica ancora da fare, si innamorò di un padre morto che guidava i passi di un figlio anche fino a lei,si innamorò di una preghiera di S. Antonio da Padova recitata su un divano, si innamorò di due nipoti impazziti per quello zio un po’ strambo, si innamorò dell’amore per una madre rimasta, si innamorò di un lavoro portato avanti in memoria di. E’ che poi ci si è messo anche il mare. Che il mare aiuta a farti credere alle storie. Che il mare ti fa vedere tutto più bello. Che il mare coccola le tue malinconie e le tue speranze. Quattro giorni a scambiarsi storie e baci e carezze e sorrisi e mani strette e occhi luccicanti. Due giorni a lasciarsi andare e due a cercare di riprendersi. Due giorni a chiedersi “Ma sono io?” e due a reclamarsi “Ma non vedi che?”. E’ che Violet era così. E’ che a volte uno ha solo bisogno di lasciarsi scoppiare il cuore. “Ma Violet si è innamorata di Jack?” chiese Alex a Clohè.Lei non rispose, incerta tra l’invidia della pazzia e la felicità invece del suo distacco verso Alex.“Non doveva innamorarsi. Qui non ci si innamora.”E’ che quando parti non è che te la danno come indicazione insieme alle cose da visitare, le spiagge più belle, gli orari dei traghetti o le tariffe degli scooter. Nessuno te lo dichiara che puoi dire, fare, baciare ma che poi ti ritroverai a scrivere una lettera che è quasi un testamento.E se Alex lo avesse chiesto a lei, Violet sapeva che doveva rispondere di no, in maniera quasi offesa per essere ritenuta così stupida. Ma questa non sarebbe stata la verità e nell’indeterminatezza delle cose non dette, questa era l’unica cosa certa per tutti. Ci incontrammo nella hall dell’albergo. Io ero appena arrivata, lui era già lì da due giorni. Si offrì di aiutarci a portare le valigie in appartamento e di darci le prime indicazioni utili. Ciao. Ciao.Aria affidabile, parlantina sciolta, bel ragazzo. Stop.Ci si incontra per caso la sera. Ciao. Ciao. Vi porto in un locale. Chi siete, da dove venite, che fate. Sei fidanzata? No, ma quando torno a casa mi impegno per trovarne uno. Questa è la mia ultima vacanza da single. E insomma, non è che lei lo dicesse veramente e non è nemmeno che lei volesse attaccarsi addosso un cartello con scritto “VACANZA D’ADDIO ALLA SINGLETUDINE – VENITE A DIVERTIRVI”. Era stato un modo di dire. Era stato il motto suo e di Clohè quando si erano rese conto che ormai erano un po’ cresciute e che quella vita, così, non andava più. Mi dai il tuo numero così ci sentiamo domani? 3454004004. Ciao. Ciao.

E poi un bacio rubato e inaspettato, al sapore di mohito e caipiroska, in un tramonto di musica e chiacchiere davanti al mare, a fianco di vite simili alla tua ma che non riesci a vedere. E musica, balli abbracciati, parole urlate nell’orecchio, maglioni scambiati, campanelli suonati, appuntamenti ufficiali, passeggiate, panchine in riva al mare, bottiglie di vino, risate. Era facile confondersi. Era facile confondersi davanti al mare. Jack era uno che ti faceva cantare a squarciagola Maledetta Formentera. Jack era uno che bussava alla porta nel momento perfetto facendoti credere che fossi dentro un film.

E’ che uno che sa raccontare storie non dovrebbe saper dire “Mi hai fatto sprecare € 200,00.” E uno che sa raccontare storie non dovrebbe nemmeno saper dire “Ho solo perso tempo con te.” E’ che uno che sa raccontare storie e dire cose così andrebbe messo in galera. Anche.Io ho solo provato ad essere una Violet qualunque. Una che va in vacanza, conosce uno, le piace, ci esce, ci va a letto -perché qui l’amore non si fa- senza chiedersi domani, dopodomani e dopodomani ancora. Dio solo sa se ci ho provato. Barando un po’. Raccontandomi qualche bugia di troppo. Dicendomi che nell’intervallo tra l’amore e il sesso c’erano un sacco di sfumature. Che se io l’amavo e lui no era comunque amore. Poi con una frase così, uno rovina tutto. E ti fa sentire come una stupida. Come una bambina che crede a Babbo Natale o ai topini che rubano i dentini sotto il cuscino e lasciano monete. Stavolta solo banconote false. Io avevo solo bisogno di un sogno se non dell’amore. Potevi lasciarmi almeno quello Jack? Potevi farlo? O potevi non raccontarmi storie che parlassero di te e delle tue magie? E perché a me non ne hai fatte di magie? Perché non mi hai regalato un sogno da portare a casa, come più bel souvenir? Perché non mi hai lasciato un ricordo o l’illusione di qualcosa che in un altro posto, in un altro momento sarebbe potuta esistere? Perché non lo hai fatto Jack?

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Magic moments

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Mi hanno regalato biscotti. Non avevo mai avuto biscotti in regalo. E poche volte ho avuto un regalo tanto per, senza giorni da. Quattro biscotti avvolti in un foglio Scottex. Con uvetta e mandorle. Li odio a dire il vero. Erano buonissimi a dire il vero. Li ho già finiti. Forse perchè’ erano biscotti magici.

Tempo fa regalai a Michela “Oceano Mare” e qualcuno sa cosa significa regalare QUEL libro. Sapevo che lo stava leggendo da un po’ e allora sabato gliel’ho chiesto “ma lo hai finito poi?” mi ha risposto che le mancavano solo 5 pagine. Io un po’ stralunata le ho chiesto ancora “Ma come fai a fermarti a 5 pagine dalla fine?” E lei mi ha lasciato in silenzio “Non voglio che finisca”. E non le ho ancora detto che ogni volta che lo ricomincerà, leggerà una storia diversa.

 

Sere fa ho finto di dormire mentre i passi leggeri di mia madre accarezzavano le mattonelle del corridoio. E ho pensato “Chissà se passa più a vedere se dormo” E la porta delicatamente si è’ aperta. E io ho continuato a fingere di dormire. Ma poi ho pianto.

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