Il mio periodo di stress dovrebbe essere terminato. Il secondo mega herpes, della seconda mega settimana, dovrebbe sancire il time out. E speriamo che ’sta volta ci sia un due senza tre. Tutto è stato intenso, faticoso, impegnativo e bellissimo. E alla fine quel che conta è il risultato, anche se tutti i bastoni, che ho o che mi sono stati messi, tra le ruote non li dimentico, che io sono una precisina e mi accorgo di tutto. E ho scoperto che odio quelli che trattano e quelli che cercano di fregarti. Che se io non ho i soldi per un menù completo vado a mangiarmi una piadina. Fatto sta che da oggi posso tornare ad essere innamorata soltanto, magari giusto per questi sette giorni, che a dire il vero non sono proprio quelli giusti. In tutto questo casino di impegni, io e lui abbiamo iniziato a vedere case. E la vorremmo vecchia, con una soffitta, un garage e un ripostiglio, anche. E se avesse anche solo un metro quadro di erba sarebbe fantastic, rinuncerei anche al panorama, per questo. E vorrei che non mi chiedessero € 150.000,00 per una casa tutta scale. E nemmeno per una casa che ha un pezzo al quarto piano, un pezzo al primo e un pezzo dall’altra parte della strada. E’ che io odio le villette a schiera. Mi fanno sentire una carcerata. Poi però penso che quel che conta è ciò che c’è dentro alle quattro mura e se ci sono un uomo e una donna con gli occhi a cuore, quei due starebbero bene pure in prigione. Per adesso mi sento a casa tra due spalle, con la bocca appoggiata sul collo. E comprerò petunie viola per la nostra scatola di cartone.

La casa di cartone






Che bello…
mi piace l’ultima frase soprattutto.
E intanto che leggevo mi sono immaginata una casa americana come quella che avrei voluto io.
Bentornata Ciccia e buon inizio:*
[...] adesso mi ritrovo con una scatola di cartone e un palloncino sotto la maglietta, in attesa di decidere se gonfiarlo o meno. Decisamente mi [...]