Mi piaci sempre ma soprattutto quando dormi. Passo minuti interi a guardarti in silenzio. Guardarti soltanto. Prima che mi assalga la voglia di darti un bacio. Leggero. Tra i capelli. Su quella testa che poggia sul mio seno morbido. O su quella ruga che hai sulla fronte, quando preferisci il cuscino. E poi ancora un altro sguardo. Quello di chi pensa al perchè tu sia nel mio letto e al perchè hai deciso di starci per sempre. Ma poi ti svegli e già sorridi. Come di chi ha fatto finta di niente. Come di chi si imbarazza al solo pensiero di avermi accanto. E i tuoi occhi ridono, anche. Solo allora posso spegnere la luce e poi dormirti addosso.
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Omaggio ad Alda Merini.
Che tu possa ispirare altri cuori su questa terra.
La mia amica di blog è sparita. E si è portata dietro il vecchio e il nuovo. Non i ricordi di un tempo in cui le nostre parole ci scaldavano il cuore e i sogni. E’ stato un bel tempo quello. E’ sempre un bel tempo quando ti escono parole che sanno raccontare e fare un sacco di altre cose. E’ qualcosa che mi manca. Vorrei avere ancora di cui scrivere ma non ho tempo, idee e coraggio e forza. Non ho confronto e stimolo. E talento, anche. Ma questa è un’altra storia che io poi scrivo per me e quindi chi se ne frega.
Potrebbe essere un’ode al blog scomparso, questa. Evento che si è ripetuto più o meno ciclicamente nel corso di questi anni di girovagazione internettiana. E magari penso che, chi ha smesso di scrivere, lo ha fatto perchè è felice. Che per scrivere occorre il cuore in tumulto. E allora saluti a voi compagni di parole che se questo è davvero il motivo, non sentirò la vostra mancanza.
Ci sono ancora. Ma non volevo che questo blog iniziasse a parlare solo di matrimoni, preparativi, piastrelle e cucine. E’ che per quanto non lo credessi possibile, l’organizzazione di tutto ciò, rende gli ultimi due mesi piuttosto invivibili. Perchè poi i contrattempi succedono sempre. E non puoi pensare di essere così fortunata da evitarli. D’altronde hai avuto già numerosi segni di benevolenza. Tipo un futuro marito perfetto. Nella sua imperfezione. Quello che mi fa sentire la me migliore. Quello che è indeciso come me davanti ai pavimenti ma che non dice mai “chi ce lo ha fatto fare”. E insomma, le cose inutili passeranno ma tutto questo brillio, questa tremarella dentro, questo bisogno di stare anche solo un minuto in silenzio tra le nostre braccia, resterà per sempre. Per sempre.
Quindi sto bene. E magari non interessa a nessuno. E allora lo scrivo per me. Perchè quando tornerò qui a leggere possa rivivere ogni cosa, nel caso in cui l’avessi anche dimenticata.
Che fine ha fatto il mio libro? Che fine ha fatto quel sogno? A volte ci penso con malinconia. Ripenso a quando la mia mente sapeva andare oltre. Ora scrivo a malapena correttamente in italiano, sempre di fretta, senza aver tempo di rileggere, sempre facendo più cose contemporaneamente. Mi sto già perdendo? E dove sono quelli che mi incitavano? Quelli che mi chiedevano di continuare? Dovrei bastarmi lo so.
Perché c’è qualcosa che va oltre tutto. Oltre l’indifferenza. Oltre le rivalità. Oltre la competizione. Oltre il proprio io. Oltre le nostre belle vite. Perché c’è qualcosa che, a volerlo, ci rende tutti uguali. Ed è l’umanità.
Io credo ciecamente al potere dell’arte. Musica, pittura, fotografia, letteratura. E io non sono un’artista. Io credo ciecamente al potere dell’arte. Perchè solo l’arte ti dà la forza di sognare.
E quando sembra che tu non abbia più niente, allora il sogno è tutto quello che ti resta.
Credo questa sia l’immagine simbolo di questa grande disgrazia.
Qualcuno è andato, qualcuno ha perso tutto. Qualcuno ha lottato perchè altri tornassero alla vita. Altri ancora si trovano senza passato e senza futuro che in un solo colpo, il terremoto, si è portato via i ricordi e i progetti.
…il Sindaco mi ha chiamata nel suo ufficio. E non lavoro in Comune, nè in nessun altro posto che c’entri qualcosa. Per un’attestazione di stima nei miei confronti. Dice. E sarà perchè tra un po’ ci sono le elezioni e serve un burattino per la mia zona? E si che se fosse per questo, davvero mi stima per le motivazioni sbagliate! Che dite sono un tantino maligna? Ma secondo voi (presupponendo che ci sia lì qualcuno e qualcuno che mi legge spesso) Mimosascentofawoman sarebbe mai capace di far politica? A voce la diplomazia non è proprio il mio forte.
Ho bisogno di leggere parole d’amore vere, vissute, possibili che le mie non riesco a scriverle che sono troppo distratta da tutto il resto e allora si concentrano tutte in un unico abbraccio al mio ritorno a casa la sera con i suoi occhi che brillano di felicità e il mio naso allargato per aspirare ogni emozione (senza virgole apposta)
Ho un ritardo che non è un vero e proprio ritardo, ancora. E in questo momento non ce la posso proprio fare. TiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPregoTiPrego
Tutto va maledettamente a rilento ed io invece ho bisogno di materializzare
In una prossima vita voglio rinascere dove c’è sempre il sole, dove la gente sorride sempre, in salute e ricchezza e amore (meglio essere precisi che non si sa mai)
Lo scorso, è stato un week end intenso. Pieno di cose da dire, fare, baciare, lettera e testamento. Abbiamo traslocato che se a settembre ci sposiamo questa casa è troppo piccola, le mie cose non ci stanno. E quello che pensavo si potesse fare in un pomeriggio, in realtà si è compiuto in una mattinata, un pomeriggio, una sera, i muscoli rotti e il letto alle 22.30 . Nel frattempo, quando avevamo anche smesso di cercare, abbiamo trovato la casa di mattoni. E probabilmente a settembre sarà pronta per andarci a stare e, per chiudere il cerchio, tutto il trasloco di ieri è praticamente stato inutile. E’ queste son le gioie della vita. Comprare casa non è stato semplice. Anche se è stato più o meno amore a prima vista, per decidere di fare il grande acquisto ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio se il tuo fidanzato è a rischio cassa integrazione straordinaria. Ci vuole coraggio se il tuo fidanzato, non andato in cassa integrazione, lo potrebbero trasferire ad almeno 160 km da casa, da fare ogni giorno. Ringraziando pure Dio. Ci vuole coraggio se tu devi avere ancora due stipendi e la crisi non accenna a passare. Ci vuole coraggio perchè sai che i tuoi e i suoi vi daranno sempre una mano, anche quando il vostro orgoglio avrebbe voluto far da sè. Comunque già giro con le piantine in mano, blaterando qui facciamo così, qui demoliano, qui apriamo, qui creiamo, tra gli occhi sbarrati del mio babbo operaio e quelli all’insù del mio fidanzato preoccupato. In ogni caso sarò felice. Durante, anche. Che ieri sera, una volta a letto, stesi distrutti uno di fianco all’altra, ho detto e poi alla fine è sempre tutto uguale. Tu ti affanni, ti preoccupi, ti agiti e a fine giornata ti sdrai accanto a lui – accanto a lei – esattamente come il giorno precedente o come quello successivo e in quell’attimo credi che tutto ciò che conta è proprio lì, ad un fiato di distanza. E allora pensi che il giorno seguente sarà diverso, che non farai lo stesso errore. E invece sei così stupida che prendi appuntamento in banca per il mutuo. E tutto ricomincia dall’inizio.
In tutto questo ci ho pure messo in mezzo l’organizzazione di una festa di laurea per una delle mie migliori amiche. Che i sentimenti sono la prima cosa che conta, davvero. E perchè le mie amiche saranno sempre lì ad ascoltarmi quando andrò in crisi, quando avrò dei dubbi, quando non saprò che cosa fare. Perché la loro amicizia è la mia vera casa di mattoni.
Incrocio due signori per strada. Uno mi ferma per scherzare come sempre. L’altro non parla quasi mai. L’altro non parla quasi mai almeno con me. Io rispondo alle battute, nonostante il freddo e la fretta. Ci sono persone che mi stanno simpatiche a prescindere. Anche se dicono sempre le stesse cose. E mentre scherziamo, l’altro dice tuo marito è tornato? Così. Che non c’entrava proprio niente. Allora io guardo lui. E poi guardo l’altro. Poi di nuovo lui, senza respirare. Come a dire maperchimihaiscambiato? Poi l’altro mi viene in aiuto ma mica è sposata lei e quello tranquillo e fa conto!
Io non lo so se è normale ma a me si è stretto il cuore ed è stato come scomparire e ricomparire. Come se non mi fossi più trovata in quell’immagine di me. E pensare che sono certa che sarò felice.
Noi che siamo cresciute con il mito di Cenerentola e della Bella Addormentata nel Bosco. Noi che leggevamo Biancaneve sognando il Principe che ci svegliava con un bacio. Noi che adoravamo le favole, anche se finivano tutte allo stesso modo, con quel vissero felici e contenti che ci faceva sognare il giorno in cui, anche noi, avremmo sceso le scale con un “bellissimo” abito bianco. Il fatto è che nessuno ci ha mai raccontato cosa c’è tra il bacio e il vissero. Io, adesso, vorrei davvero sapere come hanno fatto ’ste tre con la lista degli invitati, la scelta del luogo del ricevimento, il rinfresco e le bomboniere. Potrei tralasciare l’abito da sposa, che in fatto di vestiario qualsiasi donna sa sempre trovare una scappatoia che renda la ricerca perlomeno divertente. Insomma, tutto questo preambolo per dire che a me non sta piacendo per niente organizzare il mio matrimonio. E si che ne ho organizzati di eventi. Ma un conto è stare dietro le quinte, un conto starci in mezzo. Io c’ho l’ansia. Più passano i giorni e più vorrei dimezzare qualsiasi cosa e persona. Tranne il viaggio di nozze. E sogno delle lunghe tavolate in mezzo ad un prato, con solo i parenti e gli amici con cui mi scambio almeno gli auguri di Natale, la musica, i balli, le scarpe comode, le cravatte allentate, i sorrisi, il sole, le foto scattate dalle macchinette digitali. E invece alla fine della fiera ti accorgi che il matrimonio non è il tuo. Il matrimonio è di tutti quelli che ti hanno invitato alle loro nozze giusto per far numero; il matrimonio è dei tuoi genitori e dei parenti loro, che forse tu non hai mai nemmeno visto; il matrimonio è dei parenti di primo grado che se li incontri per strada nemmeno ti salutano. E tu che sei stata dotata di buonsenso e buona educazione, accetti qualsiasi condizione, pensando che tu, ai matrimoni, ti sei sempre divertita, anche se a malapena sapevi il nome degli sposi.
Mafi mi ha lasciato. E ho pianto lacrime vere. Che non ho versato per persone a cui volevo bene. E’ strano come decidiamo di reagire alle cose che ci accadono intorno.
Un cane lo ami incondizionatamente. Forse solo perchè non ti contraddice. Anche se magari non ti obbedisce. Ma questo a me non è mai interessato. Ricordo invece i suoi starnuti quando le facevo le coccole, seduta sul muretto del giardino, quando arrivava il primo sole. E ricordo il suo sorriso su richiesta, a denti sguainati in bella mostra. E ricordo le volte che ha rischiato di farmi cadere che adorava starmi sempre in mezzo al passo. E le sue macchie perfette, i suoi occhi dolci, le orecchie fredde, le ferite, le unghie delle zampe anch’esse a macchie bianche e nere.
Mio babbo l’ha seppellita al sole. In cima ad una montagnola che vediamo da casa mia. L’ha coperta e seppellita. Pensando con dolore alle cacate che non dovrà raccogliere più.
6. una proposta di matrimonio (magari come nei film)
PERVENUTA
7. un paio di occhiali da vista nuovi
NON PERVENUTO
8. una vacanza
NON PERVENUTO
9. un aspiratore di ciccia
NON PERVENUTO…ANZI!!!
10. Ragione e Sentimento il libro
NON PERVENUTO
11. ore raddoppiate
NON PERVENUTO…ANZI!!!
12. una botta di culo
PERVENUTA!
13. una casa con una stanza degli hobby
NON PERVENUTO
14. collane
NON PERVENUTO
15. cappello
PERVENUTO
16. sciarpa
PERVENUTO…MA ERA MEGLIO DI NO
17. guanti
NON PERVENUTO
18. sorrisi, abbracci, baci e chiacchiere
PERVENUTI…MA MAI ABBASTANZA
19. bottoni di ogni forma e colore
NON PERVENUTO
20.ispirazione
PERVENUTO A TRATTI
Insomma che dire. Ho avuto la parte migliore. Ho tutto quello che ho sempre desiderato. Ho tutto quello che ho sempre desiderato, una gran confusione in testa e una gran paura non meglio localizzata. Ho un anello sbrilluccicoso e discreto che mi pare oscuri invece tutto il resto. E’ come se, ai miei occhi, tutti guardassero la mano piuttosto che la persona. Ho girato due giorni con i guanti da barbona. Tutta fighetta e i guanti barbona. N’se po’ dì. Ma si può aver paura della felicità?
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’ aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Alfredo è morto investito. Aveva più di 90 anni e un cervello migliore del mio. Lo conoscevo poco rispetto al tempo. Lo conoscevo abbastanza rispetto all’empatia. Per un motivo assolutamente a me sconosciuto adorava parlare con me. Raccontarsi. Forse perchè io lo ascoltavo. Forse perchè gli ricordavo i luoghi della sua infanzia. Forse perchè il bene che ho imparato a volere a mia nonna si riversa in ogni persona anziana che incontro. So che se non mi vedeva da un po’ si preoccupava. Si preoccupava del mio cuore e del suo, che forse si erano bisticciati. Mi piaceva guardarlo centellinare il cibo per poi mangiarne forse più di tutti noi. E le sue risposte sempre lucide e giuste. Solo una macchina avrebbe potuto portarlo via così presto. E così è stato. Ci mancherà. Ciao Alfredo.
Sto sentendo il nuovo cd di Giusy. Non ho ancora ascoltato le parole. Mi sono limitata alla voce, alle tonalità, alla musica, ai gorgheggi. Non ho idea se questa è davvero la musica che lei vuole fare. Ho la sensazione che sia solo il modo per arrivare su e poi decidere da sola. A me sembra piacere ma resto volutamente distante, tanto per non affezionarmi troppo e poi esserne delusa, nel caso decida di mostrarsi per una vera lei che magari non mi garba. Un po’ come fece Giorgia.
Il capitolo nido d’amore mi sembra chiuso e archiviato. C’è gente che ci sta lavorando al posto nostro. E mi sembra quasi assurdo che qualcuno si entusiasmi per questo progetto al posto mio. Sarà quest’aria di crisi, sarà la continua incertezza sulla cosa più giusta da fare, sarà il fatto che ormai tutti pensano a lucrare sui bisogni altrui ma a me viene quasi da vomitare. Dalla fine di febbraio saremo definitivamente in mezzo alla strada. Speriamo sia una primavera calda.
P.S. Ho finalmente finito Giro di vento. Pap’ che fatica! Pollice verso. Finale compreso.
Era come se avvertisse un senso di estraneità a tutto ciò che la circondava. Non esisteva posto in cui si sentisse realmente a casa, se non tra le pareti della sua. Una sorta di allergia al pre che nella maggior parte dei casi scompariva una volta che veniva risucchiata dagli eventi. Era il pensiero di doversi calare in una qualsiasi situazione o forse quella percentuale di incognita che anticipa qualsiasi evento o forse ancora la consapevolezza di vedere in primis nero così magari da non restare poi delusa o anche tutte e tre le cose insieme. E’ che a vederla poi, completamente dentro le situazioni, nessuno aveva mai pensato a quella montagna di pensieri, per la maggior parte inutili, con cui lei si arrovellava la mente e quindi, nessuno usava verso di lei quelle attenzioni particolari che si riserverebbero invece normalmente ad un paranoico riconosciuto. D’altronde lei, si guardava bene dal farle notare certe cose, o lasciava perlomeno passare un lasso di tempo abbastanza esteso, così che si potessero verificare tutti quegli eventi diretti a smentirla. E quasi sempre succedeva. Poteva essere questa una specie si schizofrenia? O era, forse, solo un’eccessiva dose di permalosità diretta all’autoinflizione di una tollerabile dose di dolore. In ogni caso, qualunque fossero state le cause di questo suo infantile comportamento, le conseguenze si manifestavano puntualmente e inutilmente avvilenti.
Adoro quando abbrevia il mio nome. E’ qualcosa di mio che diventa suo. Qualcosa di personale. E non ne abusa. Lo fa con dolcezza. Tanto che ogni volta trasalisco. E mi incanto quel secondo e più che serve per permettere al mio sorriso di nascere, in qualche posto dentro se non proprio sulle labbra.
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dedicata al mio babbino